UN'IPOTESI DI "PROJECT FINANCING" PER LA REALIZZAZIONE E GESTIONE DI IMPIANTI SPORTIVI E CENTRO SERVIZI, DA REALIZZARSI MEDIANTE L'ISTITUZIONE DI UN TRUST
INTERVISTA AL SINDACO DI CASTELNUOVO RANGONE (MO)
A dispetto delle dimensioni (12.000 abitanti), da qualche anno Castelnuovo Rangone figura nell'elenco dei Comuni che mostrano una spiccata inclinazione a sperimentare nuovi percorsi. Forse per smentire, ma più probabilmente per "completare" la propria vocazione di enclave produttivo, con un reddito pro-capite che lo avvicina alla Baviera o a talune regioni scandinave, Castelnuovo Rangone - Provincia di Modena - ha già scommesso in passato sulle politiche culturali ed oggi ha deciso di investire sull'innovazione nella gestione dei servizi.
Il perché lo si comprende leggendo i segni dei tempi. Tutta l'area è un esempio di industrializzazione avanzata (1.263 imprese censite nel dicembre del 2001) e di piena occupazione, ma ciò non toglie che anche i risultati più brillanti siano da considerare - comunque - un dato precario, da conquistare e riconquistare, soprattutto quando l'economia mostra di viaggiare a marce ridotte. La situazione di generale "stand-by" rischia, del resto, di ridurre drasticamente le risorse a disposizione degli Enti Pubblici.
Innovazione: la chiave per uscire dalla crisi è ancora la medesima. E, questa volta, non solo sul piano tecnologico, dell'organizzazione del lavoro, del prodotto, ma anche su un terreno impervio come quello del diritto. L'idea di studiare il trust come strumento per l'allestimento e la gestione di nuovi servizi (scuole, palestre e servizi culturali) che nasceranno non solo con risorse pubbliche sorge da qui: dalla consapevolezza che quando si tratta di "innovare" non esistono terreni preclusi.
Il sindaco, Roberto Alperoli, è convinto che funzionerà. Il perché lo spiega utilizzando una metafora:
"I comuni italiani sono come delle automobili che devono continuare a percorrere la stessa strada, ma con meno benzina. L'alternativa è tra rallentare l'andatura o dotarsi di dispositivi, di tecnologie che consentano di risparmiare risorse a parità di prestazioni. Ecco a che cosa serve il trust nel nostro caso"
Anzitutto di razionalizzazione. Premetto che siamo ancora in una fase di studio, e comunque l'istituto del trust presenta ai nostri occhi delle particolarità interessanti, soprattutto quanto a capacità di vincolare risorse ad obiettivi, sia che si tratti di risorse pubbliche che di risorse private, mantenendo una struttura giuridica leggera, efficiente, per nulla riducibile agli strumenti solitamente utilizzati, si pensi alle fondazioni. Per quanto ci riguarda, abbiamo l'esigenza di giungere in tempi relativamente rapidi all'attivazione di servizi attraverso l'utilizzo di risorse pubblico-private, facendo in modo che i nostri partners possano investire il proprio denaro senza sentirsi, per così dire, preoccupati circa l'effettivo rispetto della "mission", dell'obiettivo comune. Il trust consentirà loro di controllare, senza che ciò abbia necessariamente a coinvolgerli sotto il profilo della gestione
E' questo l'aspetto di maggiore interesse. Presto noi avremo risorse pubblico-private indirizzate ad uno scopo. Ebbene: grazie al trust, queste risorse saranno inscindibilmente legate proprio a questo obiettivo, senza che nessuno, nemmeno eventuali creditori dell'uno o dell'altro partner (Comune da una parte, privati dall'altra) possano aggredirle. Inoltre, con la nomina di un trustee, il quale autonomamente svolge i compiti di gestione, verrà garantita l'efficienza nel perseguimento dell'obiettivo. Ciò nondimeno, chi finanzia potrà tenere il trustee sotto controllo: la designazione del "guardiano" serve proprio a questo. In tal senso il trust presenta tra le altre, una caratteristica che per il sistema pubblico italiano risulta fortemente innovativa: se il trustee, colui che è chiamato a svolgere funzioni gestionali, non soddisfa le aspettative, lo si può sostituire senza traumi particolari. Questa grande elasticità in fatto di gestione e controllo, unita alla assoluta garanzia del legame tra risorse e obiettivi è ciò che ci ha indotto a giocare questa scommessa. Dimenticavo una cosa...
L'autonomia. Se ci si riflette un attimo, nella nostra esperienza amministrativa, dico nell'esperienza della pubblica amministrazione italiana, raramente si è riusciti a dotare certi soggetti giuridici di autonomia in termini di gestione (si pensi ai vecchi enti pubblici economici) senza che da ciò derivasse una proliferazione burocratica, un gigantismo di strutture, di mezzi... e di costi. Questa ipertrofia è stata per lungo tempo una malattia pericolosa per la pubblica amministrazione. Ecco, penso che da questo punto di vista il trust sia una buona terapia, consentendo elevate dosi di autonomia gestionale senza che ciò vada a detrimento della capacità di controllo da parte dei disponenti (in altre parole, di chi ci mette le risorse) o dell'efficienza complessiva.
E' chiaro che per certi esperimenti pilota la dimensione ha la sua importanza. Ogni test ha infatti una sua modesta quota di rischio, rischio che, del resto, accompagna ogni novità: però sono convinto che soprattutto i grandi comuni o le macro-organizzazioni amministrative possano trovare giovamento nello sperimentare una forma giuridica come quella del trust. E' proprio sulle grandi dimensioni che il trust può consentire maggiori economie di scala. In altre parole, più l'automobile è di grossa cilindrata, maggiore sarà il risparmio a parità di prestazioni.